LE ORIGINI DI LUCCA
Un momento decisivo nella storia della formazione del territorio lucchese si ebbe quando, nel 1186, Enrico VI riconobbe i diritti lucchesi nei limiti delle cosiddette Sei Miglia; da allora Lucca sostenne - contro varie stirpi signorili (Fraolmo, Rolandinghi, Porcaresi, Gherardinghi, Poggi, Nobili, Sandonnini, da Careggine, Soffredinghi, Malaspina) e le mire pisane - continue lotte per assicurarsi il possesso della Versilia e della Garfagnana (della quale riuscì a ottenere la giurisdizione nel 1248).
Il territorio lucchese raggiunse la massima espansione sotto la signoria di Castruccio Castracani degli Antelminelli che, con la vittoria di Altopascio, acquisì a Lucca, sottraendolo a Firenze, il Valdarno Inferiore (1325). Ripresa la Garfagnana - che alla morte di Castruccio (1328) era tornata ad essere disputata da Firenze, da Pisa e dai Malaspina - nel 1369 lo stato lucchese si componeva di 11 vicarie (tra le quali quelle di Massa Lunense e di Camporgiano) e di 277 comuni e “comunelli”. Nel 1445, tuttavia, Lucca perdeva Massa Carrara, conquistata dai Malaspina, e nel 1452 anche la Garfagnana, occupata dagli Estensi, che fecero di Castelnuovo il capoluogo del loro nuovo dominio (la Garfagnana Inferiore, corrispondente al circondario di Barga, fu invece, dal Trecento in poi, sempre fedele a Firenze).
Ancora, nei primi anni del Cinquecento, veniva staccato da Lucca il piviere di Pescia, mentre Pietrasanta, Stazzema e Seravezza, nella Versilia, passavano nel 1513 a Firenze. Nel 1662, infine, si attuò il distacco dalla diocesi di Lucca delle terre del Valdarno Inferiore, che andarono a formare la diocesi di San Miniato in provincia di Pisa.
Alla fine del Medioevo e nella prima età moderna l'economia di Lucca si fondava in misura preponderante sulla produzione e il commercio dei drappi di seta, attività per le quali la città è stata a lungo uno dei centri più importanti dell'occidente europeo. Intorno al capoluogo, la fascia prevalentemente pianeggiante che si allargava a formare le cosiddette Sei Miglia figurava tra le aree più fertili e più intensamente coltivate della Toscana, con larghi campi a cereali orlati di filari di viti e inframezzati talvolta di gelsi, olivi e alberi da frutto. Anche le zone collinari e, soprattutto, le basse pendici delle Pizzorne vedevano l'alternarsi di viti e olivi, alle quali cominciavano a unirsi i castagni, che divenivano più fitti e largamente dominanti ove il rilievo si faceva più marcato: così in Garfagnana, dove le difficili condizioni ambientali limitavano le colture cerealicole, erano proprio i castagneti - con il bestiame ovino e suino - a costituire la risorsa fondamentale delle popolazioni locali. L'economia silvo-pastorale alimentava anche modeste manifatture artigiane e, nei centri maggiori della media e alta valle del Serchio, era praticata la lavorazione dei metalli. Trasformazioni rilevanti di questo assetto si sono avute soltanto fra Ottocento e Novecento, con l'impianto dell'industria dei filati di cotone a Lucca, Bagni di Lucca, Massarosa, Gallicano (Cucirini per uso domestico, industriale e di maglieria), e con la creazione della manifattura tabacchi a Lucca. Il processo di industrializzazione è continuato, ampliando la sua base territoriale, nella prima metà del nostro secolo, al punto che già nel 1951 il settore secondario risultava nella provincia il più cospicuo, con insediamenti, oltre che nel capoluogo, nei comuni di Massarosa, Altopascio, Capannori, Seravezza, Villa Basilica, Castelnuovo di Garfagnana, Barga e Porcari.
Fonte: ns elaborazioni documenti tratti dal sito www.radicedidue.com







